LIBERAMENTE IMPARO

Lucia Maria Collerone

21 Gennaio 2018

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Il font per “dislessici” fa leggere meglio?

Gli autori della Radboud University di Nijmegen, Olanda hanno svolto due esperimenti per verificare se il font denominato Dyslexie, specificamente progettato per le persone con dislessia,  raccomandato dalla  British Dyslexia Association (2014), facilita le prestazioni di lettura dei bambini con (e senza) dislessia. Sono state poste tre domande: (1) Il font Dyslexie porta a più veloce e / o lettura più accurata? (2) I bambini hanno una preferenza per il font Dyslexie? E, (3) è la preferenza del font è correlata alla performance di lettura? Nell’esperimento 1, i bambini con dislessia (n = 170) non hanno letto il testo scritto nel font Dyslexie più velocemente o più accuratamente rispetto al font Arial. La maggioranza ha preferito la lettura in Arial e la preferenza non era correlata alle performance di lettura. Nell’esperimento 2, ai bambini con (n = 102) e senza dislessia (n = 45) è stato richiesto di leggere liste di parole in tre diversi tipi di carattere (Dyslexie, Arial, Times New Roman) in tre elenchi di liste di parole diverse. Il primo elenco conteneva parole con struttura CV,VC,CVC; la seconda lista conteneva parole con struttura CCV, CCVC, CVCC, CCVCC, CCCVC e CVCCC, mentre la terza lista conteneva parole multisillabiche. Ai bambini era chiesto di leggere il più velocemente e più accuratamente possibile quante più parole potevano in un minuto. La lettura dei dati ha dimostrato che le parole scritte nel carattere Dyslexie non erano lette più velocemente o più accuratamente rispetto a quelle lette negli altri font. Inoltre, i partecipanti hanno mostrato una preferenza per i caratteri Arial e Times New Roman piuttosto che Dyslexie, e ancora una volta, la preferenza non era correlata alle performance di lettura. La conclusione di questi esperimenti è che il font Dyslexie né facilità, né ostacola il processo di lettura dei bambini con e senza dislessia.

La stessa tipologia di risultato è stata ottenuta dalla società CHIALAB che ha promosso e gestito un progetto per conto della Zanichelli Editore, che ha coinvolto molte istituzioni quali: Isia (Istituto Superiore Industrie Artistiche) di Urbino per gli aspetti tipografici e il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, l’IRCCS Burlo Garofalo e l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR per i test e l’analisi dei risultati. A seguito degli esperimenti non sono emersi dati oggettivi e chiari che spingano verso l’adozione di una particolare font per il miglioramento della lettura. Il font preferito a colpo d’occhio non sembra produrre una prestazione oggettivamente migliore nella lettura.

Le variabili che sembrano essere più significative potrebbero essere gli effetti macrotipografici come l’uso di righe brevi impaginate a bandiera o la stessa spaziatura aumentata oppure l’organizzazione stessa del testo scritto così come gli aspetti posturali che quindi indicherebbe la necessità non tanto di creare un font specifico, quanto di utilizzare dispositivi elettronici personalizzati in relazione ai bisogni individuali che facilitino il riconoscimento visivo della parola.

 Riferimenti bibliografici:

Kuster, S. M., van Weerdenburg, M., Gompel, M., & Bosman, A. M. (2017). Dyslexie font does not benefit reading in children with or without dyslexia. Annals of dyslexia, 1-18.

Luciano, P., Walter, G., Beppe, C., Roberto, A., Giovanni, P., & Giammarco, G. (2017). Tipografia parametrica e Developmental Dyslexia. MD MATERIAL DESIGN. POST-IT2(3), 88-113.