LIBERAMENTE IMPARO

Lucia Maria Collerone

04 Gennaio 2018

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Ambiente familiare di apprendimento e “Family risk” come predittivi delle difficoltà di letto-scrittura

Gli studiosi del Norwegian Reading Centre, University of Stavanger in Norvegia e della Division of Language and Communication Science dell’University of London che hanno pubblicato questo articolo si sono interessati di stabilire se le informazioni provenienti dalla storia scolastica dei genitori possano essere considerati quali predittivi di eventuali disturbi di apprendimento nei figli all’ ingresso alla scuola primaria.

La loro conclusione è che la scuola dovrebbe monitorare lo sviluppo del linguaggio dei bambini i cui genitori riportino di avere avuto o avere difficoltà di lettura, specialmente se questa informazione è riportata da entrambi i genitori.

L’articolo riporta gli studi che hanno creato una relazione tra le difficoltà nei primi momenti dell’alfabetizzazione e la definizione di rischio legato alla familiarità (family risk). Hanno, inoltre, studiato la possibilità di correlare tali difficoltà con altre variabili quale l’ambiente casalingo di stimolo all’alfabetizzazione (che comprende attività come la lettura condivisa, l’accesso ai testi scritti) e l’abitudine di lettura dei genitori, il loro livello di educazione, il genere dei bambini, il tempo di frequenza della scuola dell’infanzia e le loro abilità linguistiche in termine di vocabolario.

La ricerca ha dimostrato che le difficoltà iniziali di alfabetizzazione non sono correlabili alle variabili indicate, ma solamente ad eventuali report di difficoltà di lettura auto riportate da parte di un genitore e in modo più incisivo se tali difficoltà sono riportate da entrambi i genitori.

Ai genitori, all’ingresso dei loro figli alla scuola primaria, è stato chiesto di compilare un questionario in cui si chiedeva di indicare se il padre o la madre avessero avuto esperienza di difficoltà di lettura o scrittura.

643 genitori hanno risposto negativamente 187 avevano uno (165) o entrambi i genitori (23) che avevano segnato tali difficoltà.  Dopo 2 e 5 settimane dopo l’inizio della scuola i bambini sono stati sottoposti ad una serie di test per stabilire eventuali iniziali difficoltà di alfabetizzazione che riguardavano la conoscenza delle lettere, l’isolamento del primo fonema, la sintesi fonemica (blending), il vocabolario, la nomina rapida automatizzata, la  memoria a breve termine, la lettura di parole (la lingua norvegese è trasparente come l’italiano), lo spelling.

I ricercatori hanno esaminato se lo stato di rischio per familiarità basato sul report dei genitori di difficoltà di apprendimento potesse contribuire alle performance dei loro figli nell’alfabetizzazione iniziale prima dell’istruzione formale alla lettura e in particolare hanno studiato se avere entrambi i genitori con difficoltà di lettura autoriportate ponesse i bambini ad un più alto rischio di difficoltà di letto-scrittura rispetto ai bambini che non avevano tale storia di difficoltà familiare.

Lo studio ha dimostrato che l’ipotesi iniziale è stata supportata dai risultati ottenuti e che i bambini con entrambi i genitori che riportano difficoltà di apprendimento e, in modo maggiore se avevano una certificazione di dislessia, mostrano maggiori difficoltà nell’acquisizione delle abilità strumentali di base e che quindi sono più a rischio di sviluppare disturbi diletto scrittura.

Le difficoltà dei genitori hanno un forte impatto sull’ambiente culturale casalingo che risulta meno stimolante causando un abbassamento della literacy.

Questi risultati hanno un’enorme implicazione per gli insegnanti che lavorano con i bambini della scuola dell’infanzia e della classe prima, naturalmente sapere che i genitori hanno avuto difficoltà di letto scrittura non può essere sufficiente per dire se i bambini svilupperanno disturbi di letto scrittura, ma costituisce un buon punto di partenza quale predittivo in modo da creare intorno a lui una maggiore attenzione e cura durante il periodo prescolastico in modo da monitorare l’insorgere del linguaggio e il suo primo sviluppo.

Un’altra implicazione concerne  la necessità di informare i genitori, specialmente per quelli che hanno avuto difficoltà di letto-scrittura, dell’importanza per lo sviluppo delle precoci abilità di scolarizzazione e delle future abilità di lettura dei figli, degli stimoli ambientali a casa che ha un enorme impatto sull’accesso alle forme scritte e sull’acquisizione del vocabolario e che basta fornire loro un maggiore accesso alla carta stampata e maggiori attività di lettura condivisa per evitare le future eventuali problematiche di letto-scrittura.

Le implicazioni per la scuola, soprattutto nella fase prescolastica (nido, scuola dell’Infanzia e prima classe di scuola Primari) sono che bisognerebbe fare dei questionari d’ingresso ai genitori che indaghino non solo le loro performance di apprendimento, eventuali familiarità ma anche la tipologia di esperienza ambientale casalinga fornita ai propri figli, per iniziare percorsi di osservazione e di eventuale compensazione.

 Riferimenti bibliografici:

Esmaeeli, Z., Lundetræ, K., & Kyle, F. E. (2017). What can Parents’ Self‐report of Reading Difficulties Tell Us about Their Children’s Emergent Literacy at School Entry?. Dyslexia.

 Link

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/dys.1571/full